Sono trascorsi dieci anni dalla pubblicazione su Netflix della serie brasiliana 3%. Come quasi tutte le serie (i film, i romanzi) extra USA ed extraeuropei, purtroppo non ha avuto molto successo in Italia. Dal mio punto di vista si tratta di una delle più azzeccate critiche all’ideologia meritocratica (neo)liberale elaborate a partire da un contesto tipicamente distopico. Gran parte dell’umanità che vi viene rappresentata vive in una città, l’Entroterra, semi distrutta e ridotta a una gigantesca favela. Ignoriamo se ciò sia il prodotto di una guerra o la conseguenza di una profonda crisi economica e/o ambientale. Una piccolissima parte della popolazione, tuttavia, vive in una località (scopriremo poi trattarsi di un’isola) meravigliosa e ricchissima, con una natura rigogliosa e una tecnologia di avanguardia. L’isola si chiama Maralto, direi non a caso, dato che il palazzo presidenziale brasiliano si chiama Planalto. L’ammissione a Maralto è altamente meritocratica: ogni anno i ventenni possono partecipare a una selezione, detta il Processo, che permetterà solo al 3% di migrare sull’agognata isola e mantenerne così l’equilibrio demografico, dato che i suoi abitanti vengono sterilizzati.
La prima stagione si svolge in gran parte all’interno dell’edificio del Processo. I candidati, come nella nostra società, per avere successo devono mescolare cooperazione e individualismo sfrenato, sempre pronti a ingannare gli altri concorrenti, a tradirli alla prima occasione utile. Gli esaminatori non sono imparziali: come nella nostra società vi sono favoritismi di varia natura. Inoltre vi è un’organizzazione, La Causa, che combatte il sistema e sta cercando di entrare a Maralto. Nella seconda stagione, l’apparentemente pacifica civiltà di Maralto, decide di intervenire militarmente nell’Entroterra per sradicare La Causa. La seconda stagione si conclude, dopo una lunga serie di doppi giochi, cambiamenti di fronte, colpi di scena, col furto del database di Maralto e una trattativa che finirà con un accordo che garantisce a un gruppo di ribelli le risorse per fondare una nuova comunità: La Conchiglia. Nella terza stagione la nuova comunità entra rapidamente in crisi e si trova a dover fare una selezione, riproducendo dinamiche simili a quelle di Maralto, che propone di trasformare La Conchiglia in una sua colonia in cambio della salvezza. Si scoprirà poi che la crisi è stata causata anche da atti di sabotaggio di un infiltrato. Maralto, infine, deciderà di muovere guerra a La Conchiglia. Nella quarta e ultima stagione, alcuni ambasciatori de La Conchiglia riescono a portare a termine un piano che porterà alla distruzione di Maralto. Il finale, che non rivelo, è molto ottimista.
Il Processo, basato su giochi estremamente competitivi e selettivi, che possono arrivare anche alle estreme conseguenze, a mio modo di vedere ha rappresentato l’ispirazione per una serie molto più fortunata: Squid game. Entrambe smontano la meritocrazia e ci rivelano che cosa essa sia nella realtà, quali interessi serva e chi ne faccia le spese. In entrambe le serie esiste un “fuori” (Seul/Entroterra) e un “dentro” (l’isola dei giochi di Squid Game/il palazzo del Processo). L’Entroterra è una rappresentazione non molto distante della devastazione a cui è condannato il cosiddetto Terzo Mondo, anche senza arrivare alla tabula rasa fatta da Israele a Gaza e nel sud del Libano. Maralto rappresenta un’utopia tecnologica ecosostenibile molto simile al cosiddetto capitalismo woke (non entro nel merito di questa definizione), dotata però di un esercito e di un servizio di intelligence pronti a uccidere e torturare i nemici de La Causa e a muovere guerra contro La Conchiglia.
La Causa, con molte contraddizioni interne, come hanno tutti i movimenti di liberazione, subirà una divisione allorquando alcuni dei suoi leader verranno a patto con Maralto e si faranno aiutare a creare La Conchiglia, una versione socialdemocratica di Maralto. L’utopia riformista fallirà ben presto, nella morsa delle sue contraddizioni interne e della guerra che l’utopia capitalista non rinuncerà a muoverle. La Conchiglia, fondata con le migliori intenzioni, non solo non potrà risolvere i problemi dell’Entroterra, ma finirà per riprodurre le stesse dinamiche connesse con il Processo/Maralto. I militanti de La Causa dovranno prendere coscienza del fatto che non si può rispondere alla secessione dei ricchi con una secessione dei poveri: Maralto non è riformabile e la convivenza non è possibile. La sua distruzione rappresenta il presupposto per liberarci tutti.

